IO SONO QUI – Lamonacadimonza

Ispirato all’opera di Alessandro Manzoni, agli atti del processo e ad altri autori

Descrizione spettacolo

Chi è la Monaca di Monza? È una persona e un personaggio, figlia del conte Martino de Leyva, di Alessandro Manzoni e del nostro immaginario. Nata più di quattro secoli fa, con il tempo e i vari racconti che hanno riproposto la sua straordinaria vicenda è diventata un personaggio universale: personaggio letterario e teatrale contemporaneo a tutte le epoche attraversate. Ancora oggi la sua storia parla al presente.
Il nostro lavoro coglie Marianna Maria Virginia De Leyva Marino (1575-1650), conosciuta anche come Gertrude o la Signora, nelle sue evidenti contraddizioni e nella sua altrettanto evidente molteplicità.
È un personaggio singolare plurale. È molte personalità in una, molti racconti in uno.
A queste diverse personalità e aspetti della sua figura dà voce il nostro monologo: la bambina abbandonata, la figlia obbediente, la ribelle adolescente repressa, la giovane che ambisce a una vita nel mondo, la conversa modesta, la nobile superba e prepotente, l’amante vittima e artefice della propria passione, la peccatrice, la madre disperata, la condannata, la penitente, la redenta. Sempre prigioniera della sua solitudine. Un ventaglio di figure da cui emerge anche il punto di vista dell’attrice che la interpreta.
Abbiamo costruito lo spettacolo partendo dalle pagine di Alessandro Manzoni e dagli atti del processo che ha sconvolto Monza agli inizi del Seicento. Le abbiamo restituito carne, voce, pensieri, emozioni, riscoprendo la volontà e il coraggio di questa donna, nonché l’annientamento subito a cui pure è riuscita a resistere, reagendo d’impeto o piegandosi come un giunco per non soccombere alla tempesta.
Non un’eroina, ma una donna dotata di una straordinaria forza di carattere che si è opposta come ha potuto agli obblighi imposti da altri, da quegli uomini che avevano potere su di lei. Lo ha fatto in nome di una necessità primaria che l’ha accompagnata nella sua lunga vita di clausura, di separazione dal mondo: vivere secondo la propria volontà. Non libera, non libertina, ma in cerca della propria identità. Delle molte possibili vite che questo monologo in sedici variazioni esplora: Il desiderio; Lilli e la Signora; Non una, tante; Il primo incontro; Gli sguardi; Contro il padre; Il mio nome completo; Amore; Madre; 1606; Altre voci; La condanna; La pena; Chi sono diventata; Dio; Il vuoto.

Di Gian Luca Favetto
Con Lilli Valcepina
Musiche di Giorgio Li Calzi
Disegno luci di Andrea Violato

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Nota dell’autore

L’adolescenza, solitudine ed eversione

Un lavoro che parte dall’adolescenza, un’adolescenza che si misura con la società che la incasella secondo le proprie regole piuttosto che accoglierla tenendo conto di quelli che sono i suoi bisogni, di quello che è il suo sentire. L’adolescenza come inconsapevole e incolpevole energia, come irruente e fiduciosa visione, che deve vedersela con il potere degli adulti, a cominciare dall’ambito familiare, dal padre, e poi dall’autorità politica, da quella religiosa, fino ad arrivare direttamente a Dio.
Nella maggior parte delle situazioni, l’adolescenza soccombe: si evolve, si dice, cresce.
Eppure, perdere sul campo, per questa età che è l’approdo dell’infanzia e la radice della maturità, non la fa risultare sconfitta.
È il caso della Monaca di Monza e della sua vita contro. Una vita di contraddizioni e ribellioni continuamente soffocate che, alla fine, trova le sue ragioni. Le trova nel sentimento dell’amore e nella passione, in tutti i sensi intesa: senza amore e senza passione, la vita è piena soltanto di vuoto, dal vuoto viene zavorrata. Le trova nell’accettazione di sé. Nell’avere resistito. Nell’essere esistita, non come gli altri la volevano, ma sempre con una imperfezione, uno scarto, una disubbidienza, che l’hanno resa diversa e multiforme. Eversiva.
È questa eversione, questa non conformità, questo sgomento dell’adolescenza di tutte le epoche che si riconosce nella domanda scoccata da Leopardi nel Canto notturno di un pastore errante dell’Asia: “Che vuol dir questa solitudine immensa? Ed io che sono?”.
Di questo va in cerca la nostra Monaca di Monza, che ha un’anima ostinatamente contemporanea, che parla al disagio delle nuove generazioni. Scandaglia la propria immensa solitudine, recuperando la sua storia non solo attraverso i propri ricordi, ma anche attraverso ciò che è stata per gli altri, attraverso le diverse personalità che ha indossato nel corso della sua lunga esistenza.


Gian Luca Favetto

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