Descrizione spettacolo
Cinquant’anni fa moriva un grande poeta del Novecento italiano: Pier Paolo Pasolini. Un poeta che Moravia definì “sacro”. La forza della poesia di Pasolini sta nella lucidità del verso, nella sua parola profonda e profetica. Pasolini aveva un’onestà pura, quasi religiosa, nel leggere la realtà. Pasolini occorre vederlo e sentirlo come a teatro, occorre che il pubblico completi l’evocazione della sua parola in carne e ossa. Il teatro non evoca la realtà dei corpi con le sole parole ma anche con quei corpi stessi. In scena per questo omaggio alla sua figura solo uno sgabello, una radio. La drammaturgia visiva, fatta di titoli, immagini cartacee, parole attinte dalla vasta produzione letteraria dell’autore. Un tappeto. Otto fogli da raccogliere. Sette testi e una pagina bianca: quella che Pasolini non ebbe il tempo di scrivere; il vuoto che ha lasciato, e possiamo colmare dei mille pensieri che ereditiamo dalla sua produzione fervida.
Ci saranno le tematiche a lui care: le colpe dei padri che ricadono sui figli, la purezza innocente della gioventù e della maturità peccaminosa, la vita come atto poetico, il rapporto con la madre vista come creatura di bellezza, la passione per il calcio e per Roma, il volto oscuro del potere. Un Pasolini privato e pubblico che si racconta attraverso l’acutezza della sua poesia; brandelli di vita che emergono, affondano e riemergono per restituire al pubblico la forza, la bellezza e il coraggio di un uomo che ha vissuto a pieno la propria vita pagando il prezzo più alto con la morte prematura.